Storia

Home  >>  Storia

Origini del Radicchio trevigiano

Il radicchio di Treviso è l’estremo dono della terra, che, quando l’autunno si assopisce nell’inverno, dall’umiltà verdognola del campo, sommerso negli stessi umori della stagione in dissolvimento, si gonfia di linfe trionfali che gli danno un colore ed una consistenza impareggiabili.

Il rosso, tono dominante della natura moribonda, diviene risplendente nei riflessi dorati, e si erge nella sua crescente freschezza come su steli di alabastro, a cantare una vita che sfida i rigori dell’inverno e se ne avvantaggia.

È strano, ma nel radicchio di Treviso, dalla linea gotica slanciata, sembra sintetizzarsi quasi l’antica anima veneta, dalle ancestrali osservanze religiose, dal profondo rigore morale, dalle speranze rivolte ai cieli, sino alla delicata contemplazione della natura, ed al gusto di aderirvi serenamente con una semplicità assoluta che diviene raffinato uso delle gioie che essa propone saggiamente ed onestamente ai sensi.

Il nome botanico della specie spontanea della cicoria o radicchio rosso trevigiano è “Cichorium Intubus”.

Si tratta di una pianta dicoltiledone della famiglia delle Asteracee, sottofamiglia Ligulifore, tribù Cicoracee:

Si trova ovunque nei luoghi erbosi e incolti, dall’Eurasia sino ai confini dell’Afghanistan e del Belucistan. Geograficamente poteva esistere anche nel giardino dell’Eden, per questo si narra che la cicoria sia stata scoperta da Adamo nel Paradiso Terrestre.

L’utilizzazione da parte dell’uomo della specie spontanea risale alla notte dei tempi. Plinio il Vecchio (23-79 a. C.), nel Naturalis Historia, citava la lattuga veneta sottolineando le sue qualità depurative. In antichità veniva usato come medicamento, specialmente per curare l’insonnia.

I caratteri della specie primitiva si modificarono nei secoli a causa dell’ adattamento ambientale, per ibridazioni naturali e per selezioni, sino a giungere al prodotto perfetto che è oggi il radicchio rosso della Marca Trevigiana. Solo in questa terra esistono le condizioni ideali per la sua produzione, infatti, la coltivazione del radicchio rosso è stata tentata, diverse volte, senza successo, già dal secolo scorso, in varie parti d’Italia e d’ Europa.
La prima Mostra annuale del radicchio rosso trevigiano, che si tiene ancora oggi nella Loggia del Palazzo dei Trecento, risale al 19/12/1899. Da questa data, l’ Associazione Agraria Trevigiana iniziava una serie di mercati annuali a premio, verso la metà del mese di dicembre, allo scopo di pubblicizzare le tecniche di imbiancamento.

La presenza di coltivazioni di radicchio rosso si inizia a individuare circa una ventina d’anni dopo, in una zona molto ristretta fra Preganziol e Dosson, nell’area rinchiusa fra i parchi di due ville “Villa Reale” e “Villa Palazzi” (ora Taverna) sul Terraglio.

Aldo Van den Borre, racconta che fra il 1860 e il 1870, suo padre, Francesco Van den Borre, specializzato nell’allestire parchi e giardini, giunse dal Belgio a Villa Palazzi per realizzare un giardino all’inglese.

E’ probabile che Francesco Van den Borre abbia sperimentato su coltivazioni di cicorie locali , le tecniche di imbiancamento , già da molto tempo usate per le cicorie belghe, dando origine ad una delle più rinomate specialità trevigiane.

La coltivazione del radicchio rosso di Treviso detto anche “Spadone Trevigiano”, non è difficoltosa, e la pianta diventa più bella se la radice è più sviluppata, per questo è necessario un terreno prevalentemente argilloso.

Il radicchio rosso di Treviso ha una produzione oltre agli 11.000 quintali annui.